“Maruzza Musumeci” di Andrea Camilleri per la regia di Daniela Ardini con Pietro Montandon

“Maruzza Musumeci” di Andrea Camilleri per la regia di Daniela Ardini con Pietro Montandon

La pièce narra d’amore e di vendetta, di magia e di favole. Un’antica leggenda rivisitata e infarcita di simboli e citazioni, tra mito e racconto popolare. Nacque tutto la sera del 1° Gennaio 2008, quando Pietro Montandon ne acquistò una copia in una antica libreria di Torino per regalarlo alla moglie, scrivendole la dedica “il primo libro dell’anno”. «Dopo qualche tempo-  racconta l’attore – lei me lo consigliò a sua volta perché le era piaciuto molto: lo lessi e mi innamorai all’istante. Da subito si fece strada in me l’idea di una trasposizione per il teatro, in forma di cunto, di favola, forte della nota finale scritta dall’autore, che in qualche modo legittima la mia ipotesi interpretativa.

Un cantastorie (discendente diretto di Minicu il contadino) moderno, un narratore, che racconti al pubblico la storia di Maruzza Musumeci con assoluta semplicità, talora seduto su una sedia impagliata e che, con l’aiuto di espedienti o materiali di“attrezzeria”, crei la suggestione nel pubblico di eventi naturali quali il vento, lo sciabordio lontano del mare, le atmosfere notturne e così via. Nella messa in scena saranno ovviamente presenti alcune musiche per sottolineare e accompagnare momenti della narrazione, fuorché nel canto delle Sirene».

«È stato un lavoro a quattro mani- continua Montandon – perché ho consigliato il libro anche alla regista, Daniela Ardini, è piaciuto anche a lei e ha accettato di buttarsi in questo progetto».

Non solo Montalbano: Camilleri in questo libro particolare narra un racconto antico ambientato nella sua Sicilia, che a sua volta aveva ascoltato dai contadini, davanti al focolare, la sera. Il protagonista è Gnazio  Manisco, uomo legato più alla terra che al mare, e che finirà per sposarsi con Maruzza, una bellissima ragazza che in realtà è una sirena, con un obiettivo: vendicarsi degli uomini, discendenti di Ulisse, che le aveva offese ai tempi degli antichi dei.

«È un testo ricco di fascino – spiega Daniela Ardini, la regista – perché parla di cultura e tradizione popolare, e Camilleri l’ha impreziosito, aggiungendo citazioni colte e riferimenti alla mitologia e a scrittori come Pirandello».

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