L’abisso, Davide Enia porta in scena Lampedusa  come metafora di un naufragio personale e collettivo

L’abisso, Davide Enia porta in scena Lampedusa  come metafora di un naufragio personale e collettivo

 

 

 

 

Lo spaesamento, il dolore e la rabbia che affiorano dinanzi alla grande tragedia contemporanea degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo. C’è tutto questo nello spettacolo L’abisso, scritto e interpretato da Davide Enia, con le musiche di Giulio Barocchieri eseguite in scena.

Dopo il successo con cui è stato accolto a Roma e Palermo, la pièce approda ora a Catania al Piccolo Teatro della Città, sabato 1 (ore 21) e domenica 2 dicembre (ore 18), nell’ambito della Stagione teatrale impaginata dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale.

Prodotto dal  Teatro Biondo di Palermo assieme al Teatro di Roma e ad Accademia Perduta Romagna TeatriL’abisso affronta il dramma dei migranti che sbarcano a Lampedusa come metafora di un naufragio, personale e collettivo. L’attore, regista e drammaturgo palermitano Davide Enia attinge ai suoi Appunti per un naufragio (Sellerio Editore, Premio Mondello 2018) per raccontare l’esperienza indicibile degli sbarchi, dando vita a una riflessione, figlia del lavoro sul campo, su quanto sta accadendo, per riportare con urgenza, nello spazio condiviso del teatro, il tempo presente e la sua crisi.

«Ho trascorso molto tempo sull’isola – spiega Enia – , per provare a costruire un dialogo con i testimoni diretti della Storia: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori. Rispetto al materiale che avevo studiato, in quello che stavo reperendo di prima mano c’era una netta differenza, che riguardava soprattutto il fatto che con le persone che incontravo, parlavamo in dialetto. Nominando i sentimenti secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli e comprendendone i silenzi. Ascoltare e osservare i miei interlocutori – continua – mi ha fatto comprendere che era necessario un ulteriore passo: capire chi ero io, comprendere cosa mi accadeva durante e dopo l’ascolto delle loro esperienze, ammettere senza remore che non ero affatto pronto a ricevere tutta quella sofferenza.  Scriverne e parlarne è stato un bisogno. Dovevo creare distanza tra me e questi fatti, alcuni ascoltati, altri vissuti».

Enia e Barocchieri hanno lavorato su più registri, includendo nella loro ricerca gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, e il cunto palermitano, spostando l’elemento epico dallo scontro tra i paladini a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto, dove il salvataggio è una questione di secondi, le manovre sono al limite dell’azzardo, la velocità di scelta determina tutto e risalta ancora di più come condizione necessaria il sottoporsi quotidianamente a un allenamento costante sulla terraferma, per riuscire a recuperare più corpi vivi in mare, per sopravvivere in prima persona alla forza delle onde. Infine, hanno lavorato sull’interpretazione, quando le parole dei testimoni si fanno carne e consentono l’epifania del personaggio.

«Quanto sta accadendo a Lampedusa – conclude Davide Enia –  non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero il ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto.  E sta cambiando da almeno un quarto di secolo.  Di questo parla L’abisso, del nostro presente di approdi e naufragi».

L’abisso

di e con Davide Enia
tratto da Appunti per un naufragio (Sellerio Editore)
musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Teatro Biondo Palermo / Accademia Perduta – Romagna Teatri in collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo

Catania, Piccolo Teatro della Città
sabato 1 dicembre ore 21
domenica 2 dicembre ore 18
Prezzo biglietto 20 euro
Ridotto studenti universitari e abbonati Brancati

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